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Babel felix
Fine della modernità, fine delle ideologe: la libertà assoluta sfida la creazione.
La nuova condizione di Babele fa paura, anche nell'arte. Succede allora che l'estetica post-moderna si riduca - paradosso! - ad un'altra forma di ideologia: ricettario per il collage o per la giustapposizione di stili. Oppure che da più parti ci si chieda se non sia giunto il momento di pensare alla nuova utopia: riformulare un linguaggio comune, trovare nuove regole di comunicazione.
Ma nel dominio dell'arte, le città del sole non si costruiscono per decreto...
La mia utopia è sperare che si sappia profittare dell'occasione che il nostro tempo ci offre per liberare la sensibilità, dare finalmente valore all'unicità di ogni esperienza. Allora, forse, le generazioni future potranno raccogliere i frutti da un terreno comune. Per il momento, il nostro impegno è saper vivere felicemente nella città di Babele.
La mia utopia,dunque, è credere che in musica sia possibile la più raffinata delle ermeneutiche, che vorrei  definire - provocatoriamente -consapevole innocenza dello sguardo.
Il candore è un traguardo faticosamente raggiunto. La composizione è un diciplinatissimo esercizio di sensibilità. Lo sguardo dimentico di sé è la massima e magica apertura possibile al mondo delle cose, è disponibilità silenziosa, momentanea sospensione del giudizio, provvisoria rinuncia alla riflessione, silenzio della propria identità soggettiva. Una superiore innocenza, una saggezza tollerante,  attenta e accogliente, che unisce in una sottile operazione mentale ciò che sappiamo e ciò che non sappiamo.
La musica è il non-luogo per eccellenza dell'occhio innocente: l'epoché  di Husserl, l'ostranenie di Sklovskij, il Verfremdungseffekt  di Brecht, la Gelassenheit di Heidegger. La possibilità di sospendere e di rimandare in seconda istanza l'azione degli schemi e delle categorie mentali che condizionano le cose nella loro visione e nelle loro rappresentazione è la dimensione cognitiva dell'esperienza musicale.
Investite dalla sensibilità dello sguardo poetico, le insignificanze della vita aprono abissi di significato. «L'occhio innocente precede la visione armata» (Roger Shattuck, The innocent eye. On modern literature and the arts). La ragione è resa sensibile dall'emozione: disciplinatissimo esercizio che permette alla ragione di avvicinarsi alle cose riconoscendole nella loro irriducibile unicità e la salvaguarda dalla propensione generalizzatrice dell'astrazione. Sono proprio i tratti individuali degli oggetti osservati, le sottigliezze trascurabili e non formalizzabili dalla ragione che fondano l'unicità di ogni cosa. Scoprire il singolare, l'irrepetibile in ogni cosa, soprattuto laddove è impensabile trovarlo.
Questa è la libertà necessaria alla creazione. Questa condizione, a mio parere, è ancora tutta da raggiungere.
E' in questo senso che lo sviluppo tecnologico può aiutarci. L'informatica ci disegna un mondo accogliente e ricettivo dove tutto è immediatamente accessibile, tutto è dato e tutto è disponibile, tutto è presente. La sensibilità si acuisce inseguendo da un capo all'altro i fili di tutti gli indizi possibili.
La tecnologia ci aiuta a vivere nel labirinto, non a illuderci di poterne uscire.
 
Stefano Gervasoni
16.5.93
 
(pubblicato in Les Cahiers de l'Ircam  n.4)
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