Inquadrami
Catalogue solo
for: bass clarinet
duration: 13'
commission: Armand Angster
first performance: 7.11.15, Parma,  Casa della Musica, Festival Traiettorie, Armand Angster
publisher: Edizioni Suvini Zerboni
catalogue number: S. 14960 Z.
Introduction
Ansioso quasi con gioia è un pezzo scritto dietro sollecitazione di Armand Angster che ne è anche il committente e il coadiuvante validatore della sua (lunga) genesi compositiva. E' un pezzo molto difficile, ma che non intende offrire all'interprete, e a un pubblico compiaciuto, i piaceri di un virtuosismo appariscente.
Il suo principale motivo è la trasformazione polifonica dello strumento -  monodico per sua concezione - attraverso tecniche o situazioni strumentali che potremmo qualificare espressivamente antitetiche o capaci di suscitare una percezione emotiva e sonora (o meglio, quando il mistero e la magia del fenomeno musicale sono capaci di crearla, una percezione emotivamente sonora). Il titolo dato alla composizione, collegante attraverso la piega di un "quasi" due situazioni emotive contrastanti, normalmente distanti ma entrambe al limite della possibilità di controllo, suggerisce proprio questo. Attraverso l'esasperazione del ritmo (della sua assenza o della sua fragilità e della sua caparbia precisione quasi meccanica), dei contrasti di registro, di dinamica e di articolazione, di tecniche di produzione del suono che possono conferire uno statuto percettivamente diverso al suono fondamentale o all'armonico, e della veloce alternanza e instabilità di queste configurazioni s'intende creare un effetto di polifonia percettiva ed emotiva, cioè una compresenza di piani espressivi diversi tra il detto e il dicibile (e l'indicibile!) che la musica è capace di far sorgere. Un esempio su tutti: sovente, nel corso del pezzo, vortici di arpeggi tradiscono la loro vera apparenza sonora, essendo invece le note che li costituiscono le fondamentali di armonici uguali o in rapporto d'intervallo costante tra loro (un'estensione, dunque, della tecnica del "bisbigliando" che nel il clarinetto interessa solo gli armonici dispari). Ne consegue una stabilità in perenne divenire (o un'instabilità congelata) tra l'attività febbrile delle fondamentali che si alternano senza sosta - racchiuse nella figura semplice dell'arpeggio - e l'apparizione instabilmente distesa di un suono acuto comune o oscillante che potrebbe emotivamente essere ricondotto alla manifestazione di un sentimento contrario alle cause apparenti della sua produzione e di natura sublime, aperta all'infinito, che io associo alla gioia.

S.G.
31.8.15
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