Inquadrami
Catalogue vocal
a song concert upon fados by Amália Rodriguez
for: for female voice, large ensemble and live electronics
detailed instrumentation: fado singer (female), flute (also piccolo and G-flute), oboe (also English horn), clarinet in B flat (also basset horn and bass clarinet), bassoon (also contrabassoon), horn in F, trumpet in B flat (also piccolo trumpet in B flat), trombone (also bass trumpet in B flat), percussion I, percussion II, cimbalom and percussion III, Portuguese guitar, Spanish guitar, harp, accordion, piano (also celesta - five octaves), violin I, violin II, viola, violoncello, double-bass (five strings) and live electronics
text by: Various (fados by Amália Rodrigues)
duration: 65'
commission: IRCAM-Centre Pompidou
first performance: 15.3.15, Orléans, Scène Nationale d'Orléans, Salle Barrault, Cristina Branco (voice), Ensemble Cairn, Guillaume Bourgogne (conductor), Thomas Goepfer (live electronics)
publisher: Edizioni Suvini Zerboni
catalogue number: S. 14830 Z.
Score extracts
Introduction
Nell’ultimo decennio la mia musica si è sempre più diversificata, integrando generi musicali e registri espressivi diversi. A tal punto che mi sento obbligato di parlare, dal punto estetico, di un’indagine sulla categoria di eclettismo tra le linee di ricerca del mio lavoro. Eclettismo non inteso nel senso di una libertà massima e irresponsabile, a-stilistico e a-storico, quindi, dove mezzi e fini diventano declinabili in tutti i rapporti possibili in nome di una comunicazione la più globalizzata possibile. Quanto piuttosto di un eclettismo che cerca di affermare un principio di coerenza superiore - questo lo scopo ultimo della ricerca - capace di creare unità ai disparati elementi musicali impiegati e alle diverse funzioni espresse suscitate. L’accento dunque è posto sulla ricerca di coerenza, tecnicamente e linguisticamente controllata, e non sull’effetto spaesante, provocatorio, scioccante, euforizzante o deprimente, di una babele più o meno organizzata. Comporre è mettere in luce questa coerenza, fare luce sui legami possibili tra cose lontane (e vicine) e crearne altri possibili. Così concepito, l’eclettismo diventa un termometro della creatività dell’artista capace e desideroso di misurarsi su terreni diversi, un banco di prova e uno stimolo continuo alla curiosità, un sistema dinamico di orientamento dell’esplorazione e nello stesso tempo di disarmo dei mezzi precostituiti, personali o convenzionali (le “autodifese” del linguaggio o dello stile) da impiegare in tale ricerca.
Nel mio catalogo figurano composizioni come “Dr - in dir”, estramamente sobrie e austere, come “Godspell”, pluristilistiche a partire da un materiale univoco, o come “Heur, leurre, lueur” univocamente espressive pur facendo coesistere materiali compositivi diversi. O ancora, composizioni che prediligono un approccio “sonico” (“Epicadenza”, “Antiterra”, “Strada non presa”, “Sviete Tihi”, tra gli altri) ad altri di tipo strutturalistico-combinatorio, nel quali i principi scalari e intervallari sono determinanti (“i tre quaderni dei “Prés”, “Irrene stimme”, “Se taccio il duol s’avanza”, “Froward”, “In dir”…), ma possono consentire esiti compositivi stilisticamente “aperti” e di tipo “stilisticamente inclusivo” (come nel caso di “Limbus-Limbo”), ad altri ancora interamente basati sul filtraggio di composizioni altrui (classico-colte, del passato, o di altri generi, extra-colti o folklorici, anche recenti) o sulla citazione criptata di frammenti di brani preesistenti assunti come nuclei generatori di un’intera composizione….
Nel caso di “Fado erratico” il territorio esplorato è quello della musica di derivazione popolare (d’autore) di un genere a me molto caro, per motivi forse insondabili legati alla possibilità di veicolare un contenuto emotivo estremamente denso, intriso di sensualità, malinconia, speranza e nostalgia, quale il fado portoghese…
Si tratta di una riscrittura di “Com que voz” (2007-08), per cantante fado, baritono, grande ensemble e elettronica (IRCAM) da cui sono stati espunti i brani cantati dal baritono - trasformati, in parte, in interludi strumentali o in sostegni aggiuntivi e distorsivi dell’accompagnamento dei fado  di cui ho conservato la strumentazione “contemporanea” (ma perfettamente fedele al loro contenuto musicale, rigorosamente trascritto dalle registrazioni di Amália Rodrigues) prevista per “Com que voz”. La struttura orizzontale di “Com que voz” basata sull’alternanza fado di Amália Rodrigues (musica tonale) - sonetti di Luís de Camões (musica contemporanea) è stata verticalizzata in questa nuova versione: i fado sono attraversati e in qualche modo “ostacolati” dalla musica di tutt’altra matrice ripresa dai sonetti, e l’elettronica interviene a moltiplicare questo gioco di rimandi e di allusioni fino a spingerlo oltre la musica, in un territorio naturalistico (materializzazione di elementi tratti dal paesaggio sonoro di Lisbona), iper-realistico (trasformazione di suoni tratti dal deserto della Namibia; morphing tra suoni di pioggia e passaggi musicali della partitura).
Tutto ciò fa riferimento a una concezione dell’ascolto “impuro” che governa il nostro rapporto con l’arte dei suoni nella società globalizzata e nel mondo della cultura di massa: l’ascolto di un brano musicale, seppure desideroso di cogliere i suoi elementi allo stato primigenio, è (sempre più) condizionato dall’esperienza accumulativa e entropica dell’ascolto, molto spesso involontario, di una miriade di suoni organizzati culturalmente a livelli diversi e in contraddizione tra loro. L’atto dell’ascolto deve farsi spazio, oggi, a un insieme di  operazioni di filtraggio e di rimessa in ordine di un complesso di informazioni da districare a partire da un insieme eterogeneo. In questo replicando il gesto creativo del compositore in cerca di cerca di coerenza per le sue composizioni che ritagliano e rielaborano, esplorandolo con curiosità e attenzione, uno spazio sonoro esploso. 

S.G. January 2015
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