Inquadrami
Catalogue chamber
for: string quartet
duration: 22'
commission: ProQuartet-Centre EuropƩen de Musique de Chambre and Fondation Royaumont, Paris
first performance: 15.9.01, Paris, Royaumont, Voix Nouvelles, Quartetto Prometeo
publisher: Edizioni Suvini Zerboni
catalogue number: S. 11920 Z.
Audio extracts
Introduction
A un certo punto dello sviluppo del mio linguaggio compositivo, quando ormai i suoi tratti costitutivi si erano delineati, sentii il bisogno di fuggire l’identità che in maniera quasi spontanea si era venuta a costituire.
Per un strano fenomeno di “coazione a non ripetere” – sulle cui cause l’indagine è in corso e credo lo sarà, senza esito, fino alla fine della mia attività di compositore – si faceva più forte l’esigenza di interrompere un percorso che avrebbe portato solamente all’affinamento continuo degli strumenti compositivi fino ad allora messi a punto e che mi avrebbe così permesso di creare con più facilità e prolificità composizioni riconoscibili per uno stile o una cifra ormai maturi. Va da sé che questo mi avrebbe anche inserito in un sistema di committenza-produzione-diffusione-consumo di cui avrei potuto controllare i meccanismi, a maggior profitto della mia carriera.

L’esigenza che sentivo più forte e necessaria, invece, era quella di andare contro le mie abitudini e le mie inclinazioni – forzandole con obiettivi di opposta tendenza, al limite della contraddizione – per evitare che si cristallizzassero e riducessero la composizione al semplice ripercorrere una strada ormai tracciata. Non volevo che ogni composizione diventasse l’elemento riconoscibile di una serie, perché l’affinamento linguistico di un’identità arrivata a maturazione significava per me la paralisi creativa: una ripetizione (al limite una variante) in cui il piacere o il dolore – o il piacere della fatica di ogni atto di scoperta o di scelta – si inserivano in un sistema di aspettative prestabilite. Non volevo scrivere perché ero riconosciuto in un certo modo. Non volevo, cioè, assecondare la richiesta di scrivere motivata del fatto che la mia identità aveva acquisito diritto di cittadinanza e quindi ero ascoltato e riascoltato perché non tradivo l’identità che avevo proposto al mio pubblico in precedenza.

Se nel 1992 parlavo della composizione come minuzioso “esercizio di osservazione” (nel mio articolo “Considérer l’évident comme énigmatique”), dal 1996, suppergiù, a oggi la composizione tende a diventare sempre più per me “esercizio di disabitudine”: una costante messa in discussione delle mie abitudini compositive e delle altrui abitudini di ascolto.
Stimolo vitale dell’immaginazione compositiva e reazione all’attuale situazione di un panorama della composizione sempre più cristallizzato in mode, tendenze, scuole (quanto più si riduce l’offerta di musica colta contemporanea), questo atteggiamento si traduce sul piano concreto della composizione in due modi:
  • nella ricerca di un’idea, di materiali, di un sistema e di processi compositivi propri ed esclusivi per ogni pezzo;
  • nella volontà di oltrepassare l’identità stilistica determinata dall’incontro dinamico di opzioni inerenti il gusto, l’inclinazione, le circostanze occasionanti la composizione con le scelte compositive di cui al punto precedente per mezzo di scelte linguistiche volutamente non coerenti con il sistema che ha creato l’identità.

The Road Not Taken
Robert Frost

Two roads diverged in a yellow wood,
And sorry I could not travel both
And be one traveler, long I stood
And looked down one as far as I could
To where it bent in the undergrowth;
[...]
 
Strada non presa è forse il pezzo dove in maniera più emblematica agisce questo conflitto dinamico.
Arrivato a circa due terzi della composizione il quartetto sembra prendere una piega irrevocabile e i passaggi veloci di linee discendenti in pseudo ottave, che fino a quel momento si erano fatti solo intravedere, dominano l’intera composizione fino alla fine. Se, dunque, fino al punto di svolta, il quartetto è caratterizzato da una identità che è riconducibile alla dimensione al di là della nota (per giocare col titolo che Voix Nouvelles diede al concerto che accolse la prima di questo pezzo), tutta la seconda parte può essere considerata il tentativo di riappropriarsi di una dimensione sonora più consueta, quella dell’al di qua della nota, ma attraverso i modi della prima parte, che è la sua dimensione antagonista.
Figure e gesti perfettamente consueti si dematerializzano: perdono rilievo, peso sonoro, funzione retorica e architettonica. Quella dell’al di là della nota – il suono, che è prima e dopo, e nascosto entro ogni atto linguistico musicale – è la dimensione abituale del mio modo di fare musica. Ma è anche (o ancora) considerato la strada meno battuta dalla creazione musicale contemporanea, tuttora in gran parte vincolata a un’idea di musica come fatto linguistico, con le sue convenzioni da rispettare o trasgredire per produrre senso, per creare un discorso fondato su entità distinguibili – le note appunto – e su un sistema di notazione.
Nel mio caso la strada non presa è dunque quella secondaria, il sentiero meno battuto, ma con più facilità percorso e diventato familiare, tanto che ho desiderato, a un certo punto, abbandonarlo per imboccare la strada principale, con la scarsa dimestichezza di chi su quella strada ha solo marginalmente camminato. La strada non presa è l’abbandono di un percorso solidamente avviato nel mondo dell’al di là della nota per intraprendere con la curiosità e la freschezza di sguardo di uno straniero, nuovo al vecchio continente, un percorso nel meno solido e infido mondo della nota.

Come se un esploratore antartico, attrezzatosi di tutto punto per l’ennesima spedizione nella terra dei ghiacci, decidesse invece, senza cambiare equipaggiamento e atteggiamento, di fare un lunga passeggiata in città durante un qualsiasi giorno feriale.

 
The Road Not Taken
Robert Frost

[...]
And both that morning equally lay
In leaves no step had trodden black.
Oh, I kept the first for another day!
Yet knowing how way leads on to way,
I doubted if I should ever come back.

I shall be telling this with a sigh
Somewhere ages and ages hence:
Two roads diverged in a wood, and I –
I took the one less traveled by,
And that has made all the difference.
 
Stefano Gervasoni, 3.9.01
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