Inquadrami
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for: baritone saxophone, percussion and piano
duration: 14'30
commission: S├╝dwestrundfunk Baden-Baden for the Donaueschinger Musiktage
first performance: 21.10.00, Donaueschingen, Donaueschinger Musiktage 2000, Trio Accanto
publisher: Ricordi
catalogue number: 138657
Score extracts
Introduction
Il materiale che costituisce questo pezzo è interamente basato sullo sviluppo dell’intervallo di quinta. Da una breve sequenza di alcuni bicordi di quinta ottenibili nel registro centrale del saxofono baritono (multifonici dalle caratteristiche timbriche particolari) ho derivato, tramite ripetizioni cicliche e variate e trasposizioni, una serie di lunghe sequenze di bicordi. Affidate ai tre strumenti del trio, queste sequenze si avvoltolano in una spirale discendente che sembra non avere fine. Organizzata in più sezioni, questa “spirale” si alterna a sezioni di tipo materico dominate dagli stridii e dai fischi acuti della percussione e del sax. Il tutto a costituire un processo che avanza inesorabilmente verso una fine che non arriverà mai, perché la forma ciclica che regola questo pezzo non offre vie di uscita. E’ una sorta di dolce tortura nella quale una sensazione di per sé non sgradevole o dolorosa, anzi perfino piacevole, per il fatto di essere subita con regolarità, teoricamente all’infinito, finisce per diventare insopportabile. L’intenzione è quella di trattenere l’ascoltatore in uno stato psicologico-percettivo nel quale la piacevolezza (quella in particolare della contemplazione delle transizioni di suono e di colore) si confonda con il compiacimento del patimento. Questo è l’effetto dell’alternanza e della ciclicità. Le sezioni materiche creano situazioni acustiche inedite che incuriosiscono l’ascolto, sebbene siano basate su suoni - i fischi acutissimi e gli stridi - che possono essere irritanti e fastidiosi all’orecchio. Le sezioni tramate dalle sequenze di bicordi, dalla vaga ma pur sempre rassicurante apparenza tonale, non bastano più a compensare la pena subita, non possono più ripagare dello sforzo fatto a decifrare i suoni e i colori e della irritazione che hanno recato con sé; e non possono nemmeno più essere semplicemente appaganti, perché la loro contemplazione è messa in crisi dallo stato di allerta perenne che creano i fischi e gli stridii delle sezioni che precedono.
Ecco che allora la semplicità e la chiarezza che sembravano dominare si velano.
La statiticità contemplativa dei bicordi di quinta diventa movimento: l’attività percettiva è spinta ad andare al di là del semplice apprezzamento dell’oggetto sonoro costituito dai bicordi di quinta e comincia ad rilevare il gioco delle minime differenze tra le quinte temperate del pianoforte, le quinte di armonici del pianoforte con intonazione naturale, le quinte non temperate dei bicordi del sax, le quinte leggermente stonate (perché non accordabili in rapporto all’intonazione del pianoforte e del sax) del vibrafono e della marimba.
La parola del titolo, Rigirio, è tratta dalla poesia di un poeta italiano contemporaneo che mi è caro, Franco Fortini. Vuol dire continuare a girare su se stessi in maniera tormentosa, ma implica anche un certo compiacimento nel farlo. Cito un passo di questa poesia, che è tratta da “Composita solvantur”, l’ultimo libro del poeta:

Composita solvantur

Franco Fortini

Va la memoria ad un verso di Saba.
Ma ne manca una sillaba. Per quanti
anni l’ho male amato
infastidito per quel suo delirio
biascicato, per quel rigirío
d’esistenza…
 
Stefano Gervasoni, 31.1.01
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