Inquadrami
Catalogue theatre
for: two singers-actors and an accordionist
text by: Samuel Beckett
duration: 15'
commission: XVIIth Musik-Biennale, Berlin
first performance: 8.12.08, Paris, Université Paris VIII, Symphosium "Pour une scène actuelle", double world premiere by Antoine Gindt (T&M) and Nicholas Till (Electric Voice Theatre by Frances Lynch)
publisher: Ricordi
catalogue number: 138341
Introduction
E' più volte capitato, nel corso della mia ormai più che ventennale attività compositiva, che alcune composizioni prendessero più la fisionomia di una riflessione generale - pur sempre in termini musicali - sui procedimenti compositivi adottati dal suo autore, trasformando l'"oggetto artistico da creare" in un modello geometricamente definito in ogni suo dettaglio interno, quasi a costituire una sorta di prima tappa di un lavoro destinato a compiersi ulteriormente con l'aggiunta di una dimensione sonora più ricca.
L'occasione che è alla base di un simile modo di operare compositivo è determinante, che si tratti dei vincoli imposti dalla commissione, della presenza di un testo, delle caratteristiche strutturali di un'idea compositiva, della destinazione dell'opera, e motiva interiormente i suoi procedimenti costruttivi, trasformando così l'apparenza austera - sottolineo la parola "austera" - dell'opera creata in una dimensione poetica particolare, capace di creare condizioni espressive inedite marcanti sia la fattura dell'oggetto artistico, il cui statuto diventa ambiguamente classificabile, sia le sue condizioni di fruizione.
L'obiettivo dell'opera artistica finisce col diventare più quello di mettere a nudo i propri criteri costruttivi che di sedurre con i propri misteri. E in questa dichiarata rinuncia risiede la sua forza espressiva, che fa appello alla partecipazione razionalmente attiva dell'ascoltatore ai fini della sua comprensione, senza la quale la sola "fruizione emotiva" risulterebbe impossibile o insoddisfacente.
E' il caso, tanto per fare degli esempi illustri - ai quali il mio lavoro va beninteso confrontato con tutte le debite proporzioni - della Sinfonia op. 21 di Anton Webern o dell'Arte della Fuga di Johan Sebastian Bach. Per quanto mi riguarda, con scadenza regolare nel corso degli anni mi sono dedicato a questa attività riflessiva purificatoria scrivendo opere "austere": ne sono testimonianza "descdesesasf" (1995) per trio d'archi  e "Atemseile" (1997) per trio d'archi e tre trii in eco; "Due poesie francesi di Rilke (1995) per voce femminile e ensemble; "Pas si" (1998) per due voci-attori e fisarmonica e "Si(x) pas" (1998-2008) per baritono, viola-cantante e fisarmonica, che è la sua versione speculare; il numero 3 di Godspell (2002) per mezzo-soprano e nove strumenti; "Dir-In Dir" (2003-04) per ensemble vocale a sei voci e sestetto d'archi.
Il mettersi a nudo di "Pas si" e il suo nulla concedere a un ascolto di tipo "seduttivo" è motivato ulteriormente dalla necessità di volere servire la poesia di Beckett (dalle sue "Mirlitonnades", di cui avevo precedentemente alla composizione di "Pas si" già messo in musica altri due componimenti), considerata come una micro-pièce teatrale a cui offrire voce e gesti estremamente ridotti e concentrati di senso, anche drammaturgico.
Ogni ascolto di "Pas si" che tenti di bypassare questa dimensione, certo avvilente del gesto musicale propriamente inteso, risulterà fuorviante. Ed è proprio in questa rinuncia a essere un "pezzo di musica" per non essere nemmeno la musica di scena di un'opera drammaturgica non esprimente le sue valenze drammaturgiche che risiede la volontà espressiva e la forza beckettianamente poetica di "Pas si": volere astenersi dalla propria natura di musica per mostrare i segni arbitrari di cui la musica si compone, che accompagnano in una nuova e amplificata combinatoria i vertiginosi va e vieni del senso beckettiano così precisamente determinati e chissà a dove miranti.
Gli interpreti musicali e teatrali di "Pas si", l'Electric voice Theatre di Frances Lynch, il T&M di Antoine Gindt e i musicologi Nicholas Till, Grazia Giacco e Haydée Charbagi - prematuramente scomparsa, alla cui memoria rivolgo questi miei pensieri - sono stati gli abili complici di un gioco che della negazione fa la scoperta, riuscendo a rintracciare in ogni dettaglio gli indizi disseminati in questo lavoro, a ricostruirne i rigorosi e inesorabili procedimenti costruttivi e a ritrovare il senso in essi beckettianamente cifrato.
 
SG 13.04.09
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